Gocce nel Mare - Pratica e ricerca educativa per la società di oggi

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Elena Favaron
Drops in the Ocean - Edu project
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Vzdělávání a společnost
Gocce nel Mare - Pratica e ricerca educativa per la società di oggi

Alcuni docenti e studiosi di pedagogia portano avanti, da circa due anni, un progetto di valorizzazione dei miglioramenti didattici ideati e realizzati da chi opera nella scuola pubblica, ispirato ad una aperta collaborazione tra ricerca accademica e pratica educativa. Alla base di tale impegno è la convinzione che il costante e reciproco scambio di vedute tra le due parti sia una condizione determinante per costruire una società educante, un ambiente educativo sempre più adeguato alla società in cui viviamo.

Un’idea semplice ed entusiasmante, nell’estate 2010, aveva attratto, in un crescendo, decine di partecipanti alla web community# lascuolachefunziona.it (LSCF), in uno sforzo collettivo: portare a conoscenza il mondo delle tante belle intuizioni didattiche e successi educativi che nascono dalla dedizione e dalla passione di chi opera per la scuola italiana, mediante una pubblicazione a diffusione internazionale.

Nel volgere di poche settimane, più di cinquanta esperienze erano state raccolte tra i partecipanti, descritte in inglese, in un riassunto sintetico ed efficace.

Alla radice di quell’impeto estivo fu probabilmente anche l’urgenza di rispondere alla perdurante pressione delle istituzioni governative e dei mass media che scoraggia, impoverisce e squalifica di fatto la scuola pubblica.

Da decenni, per contrasto, si moltiplicano le sperimentazioni didattiche, per iniziativa di chi opera sul campo: insegnanti, associazioni culturali e parti importanti della società civile, hanno affiancato le scuole nella elaborazione creativa di nuovi metodi educativi.

Sono azioni spesso molto efficaci, ma che purtroppo restano sconosciute, al di fuori del ristretto insieme dei diretti interessati e che spesso non sono durature, non essendo i promotori in grado di prolungare l'impegno nel tempo.  Sono gocce nel mare, che sembra non possano modificare il sistema educativo, nel suo complesso.

Ma non sarà così, se sapremo cogliere lo spirito che le ha animate, il valore di chi le ha realizzate. Allora ogni goccia lascerà un segno, in qualunque mare ad essa toccherà cadere.

 

L’idea, lanciata da noi, consisteva inizialmente nel realizzare una pubblicazione di buon livello accademico. Nel corso di diversi mesi, l’obiettivo fu elaborato ed inquadrato in finalità più ampie, sia nelle discussioni con tanti partecipanti in LSCF, sia grazie alla collaborazione di Luigi Guerra, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione della Università di Bologna ed Elena Pacetti, ricercatrice presso lo stesso istituto, per arrivare ad esplicitare quelle implicazioni di maggiore portata che lo slancio iniziale già conteneva.

Luigi Guerra e Elena Pacetti aderirono infine al comitato editoriale, insieme a noi, con l’incarico specifico di occuparsi della analisi comparativa delle esperienze che sarebbero state raccolte nella pubblicazione.


Un quinto, Jonathan Bishop, si è più avanti aggregato, con il ruolo principale di revisore della forma inglese dei manoscritti.


Finalità di Gocce nel Mare

La prima finalità che avevamo sempre avuto in mente era dare rilievo ai miglioramenti nella didattica, messi in atto direttamente da chi li ha ideati, sottolineando la importanza del rapporto personale nel successo educativo, rispetto alla metodologia e alla tecnologia impiegata.

Non tutti i docenti possono applicare con lo stesso successo un dato metodo o strumento, poichè ad ognuno sono date proprie abilità, conoscenze e predisposizioni, ma ogni soluzione originale può diventare fonte di ispirazione per molti, se viene descritta in modo chiaro, mettendone ben in luce le difficoltà di attuazione e gli obiettivi che possono essere raggiunti.

Uno sviluppo naturale del progetto Gocce nel Mare potrebbe quindi essere la diffusione delle esperienze attraverso la viva testimonianza dei protagonisti, affinchè ogni esperienza raccontata coinvolga più intensamente gli ascoltatori.


Legata a queste idee era anche quella di creare uno spazio di confronto dove le esperienze didattiche vissute potessero essere recepite da studiosi di pedagogia e sociologia, per estrarre da quelle elementi di valutazione e di comparazione e per estenderne le potenzialità.

Da allora, sta gradualmente maturando una seconda finalità del progetto Gocce nel Mare: contribuire alla creazione di un luogo di incontro permanente tra tutte la parti in gioco, che guardi verso una società impegnata come comunità educante. Auspichiamo che possa crescere un insieme di rapporti diretti tra le persone impegnate nella educazione, sotto la guida di un autorevole consiglio, che dia fondamento alle iniziative locali, evidenziandone i principi ispiratori, comuni ad ogni credenza e cultura.

Sono questi i motivi che hanno ispirato le specifiche finalità della pubblicazione in cui ci siamo impegnati.

 

La pubblicazione internazionale

La occasione che diede origine a quella esplosione di idee che propagò per la web community LSCF, nell’estate del 2010, venne dalla casa editrice IGI-Global, con sede a Hershey, Pennsylvania (U.S.A), per la quale gli editori# arrivarono a mettere a punto un piano di raccolta e selezione di contributi a livello internazionale, con l’intento di


  1. Dare adeguato risalto alle pratiche di successo ideate dai docenti o altre realtà della società civile locale (associazioni culturali, sportive, caritative, istituzioni pubbliche locali), insieme alle linee pedagogiche che emergono dalle attività da questi descritte.

  2. Offrire agli autori la possibilità di indicare direzioni di ricerca a chi opera a livello accademico

  3. Presentare i risultati delle sperimentazioni didattiche in una forma adeguata affinchè studiosi di pedagogia e di scienze sociali sappiano metterne in luce gli aspetti di maggior valore.


In accordo con le finalità dichiarate all’inizio, con il primo obiettivo gli editori hanno principalmente rivolto la attenzione alla originalità e alla buona riuscita di ogni esperienza nelle condizioni specifiche in cui si è svolta., mentre il secondo rappresenta il tentativo di stabilire un cammino dal basso verso l’alto, di aprire uno spazio dove chi opera sul campo abbia la opportunità di fornire indicazioni che incidano sulle direzioni di ricerca, evidenziando aspetti che meritano di essere approfonditi.

Riteniamo che lo studio delle problematiche pedagogiche e sociali possa ricevere utili spunti dal recepimento dei punti di vista di chi realizza le esperienze didattiche e che perciò si dovrebbero accentuare, in futuro,  gli sforzi per stabilire solide relazioni tra i due ambiti.

Nell’orizzonte di un una comunità civile concordemente impegnata nei confronti della educazione delle giovani generazioni, questa tensione acquisterà significati che solo nella emergente società della conoscenza saranno possibili.


L’ultimo obiettivo risponde alle esigenze degli studiosi di scienze sociali e dell’educazione, alla ricerca di caratteri oggettivi, di tratti omogenei che possano essere ricavati dall’insieme delle narrazioni, al fine di elaborare criteri di valutazione e tentare un confronto, in altri termini di disporre di una guida per attraversare la incontenibile varietà delle esperienze didattiche che prendono vita ogni giorno nella nostra società.

E’ proprio per questa ragione che l’opera includerà uno speciale lavoro analitico comparativo, eseguito da un gruppo di studiosi di pedagogia dell’Università di Bologna, che terrà conto di tutte le esperienze riportate.

 

Le fasi del progetto

La struttura delle relazioni

Per dotare la pubblicazione di tutte le caratteristiche desiderate, è stato messo a punto un modello, ovvero una specifica articolazione, comune ad ogni relazione, come nell’inserto n.1, che ogni autore avrebbe dovuto seguire. Entro tale struttura, la parte che riguarda la vera e propria narrazione dell’esperienza si trova racchiusa da una, ben precisa, sezione.  

E’ inoltre da notare la speciale sezione FUTURE RESEARCH DIRECTIONS, dove l’autore è invitato a indicare le direzioni di ricerca che, a suo parere, sarebbe utile approfondire, per meglio comprendere e per meglio svolgere, in futuro, esperienze didattiche dello stesso genere. Vedi inserto n.1 e allegato n. 1. Nella guida che verrà successivamente fornita ai revisori, di cui parleremo oltre, sarà esplicitamente chiesto di prestare attenzione alla esposizione di questa sezione. (vedi anche allegato n. 3)


Inserto n. 1  -  Le sezioni prestabilite per la stesura del resoconto dell’esperienza, a cui ogni autore si è attenuto.

In caratteri maiuscoli si riportano i nomi delle sezioni, in minuscolo le sottosezioni.

L’unico titolo di sezione da modificare era MAIN FOCUS, che l’autore doveva sostituire con un titolo appropriato per l’esperienza svolta. Anche le sottosezioni ‘Stages’ andavano sostituite con i titoli delle successive fasi della narrazione.

I titoli delle sottosezioni di INTRODUCTION sono stati eliminati, nella ultima revisione editoriale, per permettere una più fluida lettura.




1

2

2.a

2.b

2.c

2.d

2.e

3

TITLE


ABSTRACT

INTRODUCTION

Context

General Aims

Specific Aims

Tools

Resources

BACKGROUND

MAIN FOCUS OF THE CHAPTER

Stages

Special aspects of the experiment

Strong points, failings and critical issues

Solutions and Recommendations

FUTURE RESEARCH DIRECTIONS

CONCLUSION

REFERENCES

ADDITIONAL READING SECTION

KEY TERMS & DEFINITIONS

4

4.x

4.1

4.2

4.3

5

6

7

8

9






La richiesta di contributi

Una volta delineato il cammino, si trattava di comporre una richiesta di contributi nella quale presentare le nostre finalità, spiegando, in poche righe, che cosa avremmo voluto ricevere e di farla circolare nel modo più capillare possibile. Vedi Allegato n. 2..


Sapevamo che il primo ostacolo sarebbe stato raccogliere un buon numero di esperienze significative. Non che queste mancassero, ma eravamo ben consapevoli che non sarebbe stato facile ottenere una risposta alla nostra richiesta da chi è impegnato nella attività di insegnamento nella scuola, dove il tempo e le energie disponibili per fare qualcosa in più sono ridotte al minimo. A conferma di questa situazione si aggiunse una conversazione con Luigina Mortari, membro dell’Advisory Board del progetto.

La nostra preoccupazione era perciò offrire ai potenziali contributori all’opera qualche motivazione per indurli a dedicare tempo a descrivere una loro esperienza. A tal fine, nella Richiesta di Contributi, furono sottolineati gli aspetti più gratificanti per gli autori: la pubblicazione avrebbe avuto una diffusione internazionale e sarebbe stata rivolta ad un destinatario molto qualificato, grazie ai canali della casa editrice:  biblioteche di università e centri di ricerca nel mondo.

Inoltre, il comitato editoriale prese l’impegno di occuparsi, in una fase successiva, in modo particolare della diffusione della versione italiana dei contributi, in modo che la l’esperienza raccontata potesse arrivare alla attenzione di colleghi, vicini e lontani.


Ci riservammo quindi un periodo di sei mesi, fino al 30 giugno 2011, per dedicarci all’opera di diffusione e lasciare propagare la richiesta di contributi, sia a livello nazionale che internazionale. La richiesta fu fatta circolare attraverso gli usuali canali: mail a conoscenze personali e gruppi di discussione, avvisi in web-forum; inoltre, un foglio informativo fu distribuito in diverse conferenze dove si trattavano temi attinenti alla educazione.


Chi riteneva di poter contribuire, doveva scrivere ed inviare via email un riassunto di cento parole, in cui, avevamo sottolineato, sarebbe stato importante mettere bene in evidenza quale fosse stato il problema pedagogico affrontato.

Questa fu praticamente l’unica condizione per accettare il riassunto e invitare a scrivere un resoconto completo della propria esperienza (detto ‘capitolo’, nella terminologia della casa editrice): che l’autore fosse in grado di riconoscere il problema pedagogico a cui si era trovato di fronte.

Il riassunto infatti non è quasi mai chiaro abbastanza per capire se la proposta dell’autore risponda ai criteri posti dall’editore; meglio allora leggere l’intero scritto, prima di prendere una decisione. La cosa che ci premeva discriminare erano gli argomenti molto tecnici o completamente astratti, che non potevano far parte della pubblicazione che avevamo in mente.

Circa 120 riassunti furono accettati, alla fine di questa fase. Tutti gli autori furono quindi avvisati ed invitati a presentare il resoconto completo, seguendo le indicazioni del modello che avevamo fornito (vedi Allegato n.1), entro fine settembre. Tale scadenza fu successivamente prorogata a novembre 2011.

 

La preparazione dei capitoli

Rispetto alla semplice stesura di una narrazione, la preparazione di un articolo accademico richiede un impegno notevolmente superiore, che può scoraggiare chi non è mai passato per questa esperienza.

Il lavoro del comitato editoriale si è perciò reso indispensabile in questa fase, nella quale i membri si sono prodigati per fornire tutta la assistenza di cui gli autori avevano bisogno. Ogni autore è stato seguito personalmente, sia via email e chat che in contatti a voce, skype e telefono, principalmente.

Per gli autori che avevano richiesto un aiuto importante, è stata messa a disposizione una personale area di lavoro collaborativa in wikispaces. Qui, grazie ad una squadra di volontari, coordinati attraverso LSCF, gli editori hanno fornito assistenza gratuita a circa una trentina di autori italiani, durante tutta l’estate 2011, sia per la traduzione dall’italiano all’inglese, sia per la strutturazione della esperienza secondo il modello che era stato consegnato loro.  Siamo particolarmente grati all’aiuto offerto da Claude Almansi, per la assistenza a molti autori, per la traduzione professionale dei testi dall’italiano all’inglese.

La web community LSCF ha inoltre messo a disposizione un appuntamento regolare in audio conferenza, nelle quali autori ed editori potevano scambiarsi idee.

Nonostante alcune defezioni, entro novembre 2011 furono presentati circa cento manoscritti completi, oltre metà delle quali provenienti da autori italiani.

 

La revisione

Prima che i lavori presentati venissero accettati per la pubblicazione, avrebbero dovuto passare attraverso la lettura critica di almeno due esperti del campo.

Il comitato editoriale si è quindi attivato per contattare diverse decine di esperti nel mondo, rispettivamente competenti nel campo di ciascun lavoro da esaminare, chiedendo la disponibiltà a leggere e analizzare il contenuto di almeno un paio di manoscritti ed a restituire un responso, che toccasse tutti gli aspetti di interesse per la nostra pubblicazione.  

A coloro che si erano resi disponibili, il comitato editoriale inviava i manoscritti, privati dei nomi degli autori, per limitare la possibilità di parzalità di giudizio#. Nello stesso invio, veniva inclusa una griglia di valutazione, preparata dagli editori, come guida, affinchè il responso mettesse in luce i criteri attraverso i quali era stato valutato il contenuto del manoscritto.

Ogni responso conteneva un giudizio complessivo sul valore della esperienza narrata e sulla aderenza alle finalità della pubblicazione. Seguivano le indicazioni per l’autore su quali miglioramenti fosse necessario apportare, per adeguare il manoscritto alle esigenze editoriali.  Vedi Allegato n. 3.

I responsi venivano quindi inoltrati agli autori, nascondendo il nome dei revisori, per evitare sospetti di parzialità. Di regola, ogni autore, dopo aver ricevuto almeno due dettagliati commenti da esperti del campo, si metteva al lavoro per apportare gli adeguamenti richiesti.

I capitoli nella loro forma definitiva arrivarono nei mesi successivi, tra febbraio e marzo, per la gran parte. Qualche manoscritto non è purtroppo arrivato fino alla pubblicazione, perchè non approvato dai revisori o perchè gli autori non furono in grado di rispondere alle richieste dei revisori.

 

La versione definitiva

La raccolta dei capitoli definitivi si è conclusa il 14 giugno 2012.

Dopo circa un anno e mezzo di lavoro del comitato editoriale, la raccolta sta per andare in stampa, il prossimo settembre, nella forma di ‘Manuale di Ricerca’, con il titolo: Didactic Strategies and Technologies for Education: Incorporating Advancements.

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